Pagine

giovedì 1 dicembre 2011

Non sono ì Confidi l'arma contro il credit crunch

I Confidi sono di nuovo al centro dell'attenzione della politica economica come strumento per affrontare
la crisi finanziaria. Tuttavia, designare questi enti quale braccio armato nella lotta alla crisi è quanto di più improprio si potesse fare. Da tempo, infatti, i Consorzi di garanzia fidi e i rispettivi stakeholder  temporeggiano nella ricerca di un equilibrio economico-finanziario e di un modello che riproponga un loro ruolo strategico nel mercato del credito, in grado di reinterpretare le istanze originarie in uno scenario completamente mutato, non solo a causa della crisi. In tale contesto di debolezza, non è certo delegando a tali operatori la sfida impossibile di «Ghostbusters» della crisi che li si può aiutare a trovare una via d'uscita. Oltre a queste, anche altre criticità rendono improprio oltre che improbo assegnare ai Confidi una funzione anticiclica. Si tratta di concentrazione del rischio, patrimonializzazione, dipendenza dal settore pubblico, dimensione, governance e professionalità. Questi elementi non caratterizzano tutti i 451 operatori oggi attivi, ma sicuramente rappresentano nella media una sintesi delle patologie di tale universo. Per quanto riguarda il primo punto, i Confidi, anziché ripartire i rischi, li concentrano per territorio e settore.I Consorzi dispongono di capitali esigui a fronte di riscili molto elidenti prodotto finanziario. Prediligono, infatti, ancora la dimensione localistica, considerato che operano per l'80% su scala provinciale, una focalizzazione prevalentemente settoriale, tanto che i Confidi multisettoriali sono ancora una minoranza. Soprattutto, si focalizzano sui finanziamenti a medio termine, con una quota del 74% delle garanzie rilasciate dagli ex art. 107. La patrimonializzazione e i fondi rischi dei Confidi, inoltre, è contenuta nonché dipendente in misura dal 30 al 50% dal sistema pubblico. Scarsamente patrimonializzati, i Confidi hanno dovuto affrontare un aumento di sofferenze e perdite significative (per gli art. 106 nel 2009 le perdite si sono triplicate rispetto al 2006, mentre gli ex art. 107 hanno registrato una perdita aggregata otto volte più grande
di quella del 2007). Per ammortizzare tali performance non è rimasto che rivolgersi al settore pubblico, ma le risorse pubbliche, che proprio in questi anni solo per la quota regionale hanno toccato quasi 1,8 miliardi di euro, si prevede siano in forte contrazione. Va poi considerato che negli ultimi due anni, in funzione della Comunicazione 2008/C 155/02 del 20 giugno 2008 della Commissione europea, queste risorse possono essere impiegate solo a fronte di confronti competitivi, criteri più selettivi e modalità d'intervento significativamente codificate. La parcellizzazione dei Confidi e le loro ridotte dimensioni non hanno, poi, contribuito a garantire economie di scala capaci di recuperare autofinanziamento, organizzazioni evolute e professionalità specializzate. Prova ne è il fatto che quasi il 17% dei Confidi di primo grado non ha nemmeno un dipendente, ben il 22% ne ha solo uno e quelli con meno di cinque dipendenti sono il 70%. Non si è realizzato nemmeno l'ampliamento del range dei servizi erogati, funzionale a perseguire un proprio equilibrio
economico e una più esaustiva risposta alla domanda delle imprese. La quota di ricavi non afferenti la prestazione di garanzie è infatti pressoché nulla nei Confidi maggiori (3% per gli ex  art. 107) e irrisoria nei Confidi di più contenute dimensioni (7-8% per gli ex art. 106). Mi permetto quindi di dubitare dell'opportunità di responsabilizzare questo mondo in funzione anticrisi offrendo così l'alibi a cospicui stanziamenti che sono stati all'origine di contese per il loro accaparramento, più che uno stimolo al cambiamento e, nello stesso tempo, che hanno parcheggiato nelle pieghe dei bilanci di questi operatori un livello consistente  di sofferenze. Marco Nicolai, docente di Finanza aziendale straordinaria all'Università di Brescia


Organismo Agenti e Mediatori (OAM)
Nella G. U. n. 274 del 24 novembre 2011 è stato pubblicato il decreto del Ministero Economie e Finanze con cui sono stati nominati i cinque componenti dell’Organismo Agenti e Mediatori (OAM) che ha il compito di provvedere alla tenuta ed alla gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi ex artt. 128 quater e 128 sexies TUB ed esercitare le altre funzioni attribuitegli dalla legge.
In data 12 dicembre 2011 verrà costituito l’OAM con soci le associazioni rappresentative degli operatori del settore: banche, intermediari finanziari, istituti di moneta elettronica, istituti di pagamento, agenti in attività finanziaria e mediatori creditizi, tra cui ovviamente AFin.
Ricordiamo che in base all’art. 26 comma 1 D.Lgs. 141/2010 – “i soggetti iscritti nell'albo dei mediatori creditizi ai sensi dell'articolo 16 della legge 7 marzo 1996, n. 108, o ai sensi dell'articolo 17 della legge 28 dicembre 2005, n. 262, o nell'elenco degli agenti in attività finanziaria previsto dall'articolo 3 del decreto legislativo 25 settembre 1999, n. 374, hanno sei mesi di tempo dalla costituzione dell'Organismo per chiedere l'iscrizione nei nuovi elenchi, previa presentazione della documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti per l'esercizio dell'attività ai sensi degli articoli 128-quinquies , 128-septies e 128-quaterdecies”.

Dal blog di Sapio http://creditoeconfidi.blogspot.com

Ciclo di vita del credito

La concessione
Il ciclo di vita del Credito va dalla domanda ad opera del cliente aspirante prenditore alla restituzione.
Il Cliente presenta ad una banca una domanda che contiene, oltre ai suoi dati anagrafici, i suoi dati economici patrimoniali, la quantità e la forma richiesta, lo scopo della richiesta e le eventuali garanzie offerte che completano l’illustrazione della fondatezza della domanda e la sua capacità di restituzione.
Il credito offerto dalla banca si distingue in credito per cassa (denaro liquido) e credito di firma (garanzie fideiussorie) che garantiscono a terzi  “il fare” del cliente (es. l’esecuzione di un’opera entro un certo tempo, credito di firma commerciale) o “il dare” (es. il pagamento di un canone di affitto, la restituzione di una cauzione, credito di firma finanziario).
Il credito per cassa si divide in credito valido fino a revoca da parte della banca ed in credito a scadenza che la banca non può revocare fino alla scadenza se non per gravi inadempimenti (es. mancato pagamento di una rata, in questo caso la revoca produce la cosiddetta decadenza del “ beneficio del termine” cioè la decadenza della facoltà del cliente di tenere il danaro fino alla scadenza). Esiste poi una forma di credito intermedia, detta auto liquidante, che può essere valida fino a revoca o avere una scadenza e da facoltà al cliente di scontare [disporre immediatamente di importi con maturazione nel futuro] crediti con varie scadenze inferiori all’anno (es. bollette, canoni, fatture su lavori già fatti etc, rarissimamente contratti su lavori da iniziare).
I prodotti sono applicazioni delle forme tecniche, es.  scoperto di conto corrente per le giovani coppie, è una forma di credito per cassa, valida fino a revoca, erogabile alle giovani coppi con limiti e tassi predeterminati.
Ricevuta la domanda dal cliente il funzionario istruttore (proponente) raccoglie la documentazione a supporto della decisione di affidamento o decisione di accordare il credito che verrà presa da un superiore (deliberante) appositamente delegato con facoltà dipendenti dal rischio (quantità , forma tecnica, qualità del cliente). Una regola BdI  inderogabile prescrive che proponente e deliberante siano  persone separate.
La raccolta della documentazione può essere fatta manualmente o informaticamente in modo più o meno automatico.  In questo secondo caso si parla di Pratica di Fido Elettronica o PEF.
Fra la documentazione raccolta spiccano le informazioni del la Centrale Rischi gestita da BdItalia. Tutte le banche devono segnalare a BdItalia gli affidamenti superiori a 30.000 E.  BdI consolida (somma) le informazioni provenienti dalle varie banche , le anonimizza (nasconde il nome della banca segnalante) e le ritorna  alle banche richiedenti per il seguito di competenza. Per gli importi inferiori a 30.000 E, quasi tutte le banche  fanno la segnalazione, a banche dati private , dalle quali ricevono pure  informazioni di ritorno,  che monitorano anche la regolarità delle restituzioni a soc.tà di credito al consumo (credito automobilistico, acquisto di elettronica o mobili etc).
Della documentazione da presentare al deliberante fanno parte le informazioni economiche-patrimoniali (per le soc.tà i bilanci) o la dich. dei redditi (per le persone fisiche, i professionisti etc.), l’andamentale interno (una sorta di pagellina o semaforo che indica la regolarita di eventuali rapporti pregressi), le informazioni ipocatastali (patrimonio immobiliare con o senza gravami (pignoramenti, ipoteche)) ed eventi pregiudizievoli per la concessione (decreti ingiuntivi, pignoramenti, costituzione di fondi patrimoniali tendenti a proteggere il patrimonio  da pretese risarcitorie etc.)
Allorché la banca riceve la domanda possono accadere più cose: la più ovvia è respingerla perché il cliente è già sfavorevolmente conosciuto. Se invece è favorevolmente conosciuto allora si controllano il suoi dati economici-patrimoniali,  i suoi andamentali interni e  la sua Ceri. Se non è conosciuto si invia una prima richiesta di informazione a BdI. Anche qui possono succedere più cose. Se BdI conosce il cliente (perché precedentemente segnalato da altre banche) risponde con la situazione che le risulta, altrimenti si limita a dargli un codice identificativo e rimane in attesa di future segnalazioni.
Nella segnalazione che BdI ritorna  alle banche compaiono per ognuna delle categorie  di segnalazione (Cassa a revoca, cassa a scadenza, cassa autoliquidante, firma commerciale o firma finanziaria) l’accordato e l’utilizzato da parte del cliente sul sistema bancario.  Inoltre sono  esposti eventuali incagli o sofferenze.
Durante l’istruttoria  il cliente viene valutato (dotato di un rating, [ non tutte le banche hanno un sistema di rating approvato da BdI ma tutte hanno un sistema di valutazione anche se non lo chiamano rating]) che indica la sua probabilità di default (PD) ad un anno. Tanto più basso sarà il suo rating (alta PD) tanto più alto sarà il tasso di interesse richiestogli (col limite del tasso massimo previsto dalla legge antiusura). Il Default è uno stato di insolvenza caratterizzato da un utilizzato superiore del 5% all’accordato protratto per 90 giorni consecutivi(Default a 90 gg) o 180 giorni.
Il funzionario deliberante, su proposta del proponente delibera, nell’ambito delle facoltà delegategli dal consiglio di amministrazione)  di concedere il credito (lo accorda) indicando quantità e condizioni (deposito di garanzie, es. azioni o titoli di stato, ipoteche  etc.) ed ovviamente tasso applicato.

Una volta completato il passo precedente con la consegna delle garanzie (perfezionamento), l’accordato diventa operativo ed il cliente può passare alla cassa per prelevare (utilizzare l’accordato).
Alla Ceri viene segnalato l’importo accordato e l’ utilizzato.
L’organizzazione della fase istruttoria, l’articolazione dei poteri di delibera, del modo con cui si arriva alla delibera , sono  diversi per ogni banca e dipende dalla sua complessità, dai suoi sistemi informativi, dalla sua storia. L’istruttoria può essere fatta con sistemi cartacei ad alimentazione manuale (banche piccole) o con sistemi elettronici che si auto procurano le informazioni rilevanti accedendo a banche dati interne ed esterne (banche grandi).
Il monitoraggio post erogazione (vedi nota)
Dopo l’utilizzo la banca monitora il rapporto per  catturare precocemente eventuali  sintomi di deterioramento con conseguente peggioramento della PD. Si rammenti che PD bassa indica aziende buone, PD alta aziende cattive. Un confine ideale, che verrà giustificato in seguito, è PD ad un anno=2,66%. PD inferiori a 2,66 alias BBB/BB, aziende buone. PD superiori a 2,66% aziende cattive da gravare con tassi di interesse pesanti.
Ovviamente monitora per primi i soggetti “sconfinati”, cioè che hanno utilizzato più dell’accordato. Suddivide costoro in soggetti sconfinati da meno di 90 gg., soggetti sconfinati da oltre 90 gg e da oltre 180 gg.
Questi soggetti vengono passati ad un reparto “gestionale” che contatta il cliente, si informa sulle ragioni dello sconfinamento, propone rientri e relaziona i superiori affinché decidano per tempo una eventuale revoca. Il gestore riassume tutte le operazioni  poste in atto in un diario elettronico chiamato Pratica Elettronica di Gestione PEG.
Se le sollecitazioni poste in atto non hanno effetto la pratica viene revocata e passata all’ufficio recuperi che tenta un rientro stragiudiziale (accordo bonario) o giudiziale (lento e costoso). Al termine del percorso di recupero, se di 100E se ne sono perduti 40 e recuperati 60, si dice che c’è stata un perdita dopo il default di 40. In inglese Loss Given Default o LGD. Il fatto che il credito sia assistito da garanzie a favore della banca  diminuisce la perdita in caso di default (abbatte la LGD)
Nel monitoraggio viene valutata anche la perdita attesa o inevitabile.
Nel fissare il tasso attivo la banca deve tener conto che occorre farsi pagare:
1.       il costo della provvista

2.       il costo operativo (stipendi, consumi, tasse locali, accantonameno al fondo ammortamento tecnico)

3.       il costo delle perdite su crediti (mancatei restituzioni) statisticamente prevedibili o perdite attese (PA in italiano, EL in inglese, alias Expected Loss)

4.       il costo del capitale bloccato a presidio di eventuali perdite inattese (PI in ital.,  UL in inglese alias Unexpected Loss)
La valutazione della PA  (terzo punto) è molto importante perché influenza l’utile lordo e netto della banca (cfr. dopo).
Le banche capaci di dare un rating interno riconosciuto da BdI (dette banche basate sui rating interni, in ingl. IRB) calcolano la PA con questa formula PA=PDxLGDxEAD dove EAD o Esposizione al momento (at) del default è una cifra fra l’accordato attuale e l’utilizzato. Per semplicità qui si immagini che EAD=Utilizzato. Quindi una esposizione con un EAD di 100 E, una LGD del 40% ed una PD dell1% avrà una PA=100x0,4x0,01=0,4.
Le banche senza rating interni (cosiddette banche standard) calcolano la PA in base alla loro esperienza storica.
La PA deve essere pretesa dal cliente (il tasso applicatogli  deve tener conto che il cliente deve pagare anche questa voce) e subito darà luogo agli accantonamenti o provisions (ingl.)
Contabilmente, una volta calcolata la PA, la Banca  farà:
Dare (Costi): Accantonamento al Fondo Rischi su Crediti
                  Avere (Stato Patrimoniale): Fondo Rischi su Crediti
Successivamente eliderà o sottrarrà  (impairment)  il Fondo Rischi dall’Attivo o Dare
Dare (Stato Patrimoniale)                  Avere (Stato Patrimoniale): Fondo Rischi su Crediti                  
Crediti (lordi)                                                                  Fondo Rischi su Crediti
E risulterà:
Crediti NETTI= Crediti (lordi)-Fondo rischi su Crediti
Quindi sull’Avere dello Stato Patrimoniale, il Fondo Rischi su Crediti non si vedrà più perché sottratto dall’Attivo o Dare.
Si noti che l’operazione di Accantonamento, alimentazione del Fondo e sottrazione dall’Attivo è analoga a quella che fanno le imprese industriali con l’Accantonamento al Fondo Ammortamenti Tecnici  e sottrazione dagli Investimenti fissi per avere gli investimenti netti.
Poiché l’Accantonamento al Fondo Rischi su Crediti (Provisions in ingl.  A volte dette anche “Accant. per dubbi esiti)   è un Costo e più costi significa minori Utili a parità di Ricavi, il calcolo della PA è una operazione delicata che il monitoraggio deve eseguire con accuratezza.
Sofferenze : allorché il cliente non può restituire il prestito ricevuto e la circostanza viene valutata irreversibile, l’accordato viene revocato ed il credito viene classificato a sofferenza. Segnalato a BdI (che gira l’allarme a tutte le banche del sistema) e passato al reparto legale che tenta il recupero forzoso. Ogni posizione viene valutata singolarmente (non più statisticamente) e, se del caso, aggiornata la PAttesa. Le banche non amano ammettere le sconfitte classificando il credito a sofferenza e fanno di tutto per ritardare il momento della verità.
Incagli: sono crediti deteriorati ma ancora recuperabili (quindi una categoria intermedia fra i crediti in bonis e le sofferenze) magari con un piano di ristrutturazione che ne allunghi la scadenza:Possono essere o non essere revocati.
Confidi, sprint sulle alleanze

TORINO

Siete troppi, dovete aggregarvi . L'indicazione al sistema dei consorzi fidi, che ieri a Torino ha riunito la consulta dei presidenti delle strutture legate a Confindustria, arriva ormai dall'intero sistema.
Lo chiede il leader degli industriali Emma Marcegaglia, intervenuta con un videomessaggio, lo ribadisce l'Abi, lo lascia intendere Bankitalia, per voce del Direttore dell'Area Vigilanza Stefano Mieli. La necessit di una razionalizzazione del comparto, che nel 2010 ha fornito al sistema delle imprese affidamenti garantiti per oltre 5,5 miliardi, del resto ben presente ai vertici della categoria, come ha spiegato il presidente di Federconfidi. La parola chiave indica Pietro Mulatero "sistema". L'economia in questa fase non ci aiuta, la normativa sta cambiando e anche il nostro settore deve adattarsi alla nuova realt . 
Il ruolo di queste strutture diventa quanto mai cruciale ora, in una fase in cui le banche faticano a trovare le risorse necessarie per erogare credito alle imprese e la corsa degli spread impone di fatto un razionamento all'intero sistema. E gli stessi confidi, davanti alla frenata dell'economia, si trovano in una situazione di sofferenze crescenti e coefficienti patrimoniali sempre pi ridotti. Il ruolo dei consorzi fidi cruciale spiega la Marcegaglia e chiederemo di modificare la legge per consentire ad una maggiore platea di soggetti pubblici e privati di entrare nel capitale dei consorzi e rafforzarne il patrimonio. Cos come auspichiamo un rapido ripristino delle risorse per il fondo centrale di garanzia, penalizzato pesantemente dall'ultima manovra: nella situazione attuale verrebbero a mancare 4,8 miliardi di investimenti e per le imprese questo un freno in pi allo sviluppo . 
C' fame di risorse, dunque. Ma come utilizzarle? Una via indicata da Bankitalia, che auspica un utilizzo prioritario dei fondi pubblici verso i confidi "107", quelli cio che rientrano nella vigilanza di Via Nazionale e che in prospettiva dovrebbero rappresentare l'architrave del sistema. Gi ora, del resto, questa tipologia rappresenta per Federconfidi l'86% degli affidamenti in essere ma solo il 31,9% dal punto di vista numerico. Sono 47 le strutture di Federconfidi, ma ben 451 quelle complessive esistenti in Italia. Una via possibile spiega il vicepresidente di Confindustria Aldo Bonomi anche per i confidi la scelta della rete: un modo per sviluppare sinergie fra strutture e tagliare i costi senza rinunciare alla propria individualit . E fare efficienza, ascoltando l'analisi di Bankitalia, sembra in effetti una via obbligata. Per Via Nazionale, infatti, la redditivit del sistema ancora troppo fragile, mentre sul fronte dei controlli vi a volte una sottovalutazione delle partite deteriorate. Indicazioni precise, tuttavia, arrivano anche per le banche, cui si chiede di adeguare le procedure alla nuova normativa, riducendo cio l'assorbimento di capitale, e dunque il prezzo del prestito, a fronte di un'operazione attivata nei confronti dei confidi "vigilati". I costi del controllo in sintesi devono ancora essere "capitalizzati" dal sistema per fornire benefici concreti al sistema delle imprese. Il momento resta critico e la crisi del debito nell'Eurozona porta nell'immediato a difficolt aggiuntive per chi deve finanziarsi. Poche settimane fa spiega il presidente di Finpiemonte Massimo Feira l'Abi ha chiesto di sospendere le convenzioni che hanno un tetto massimo allo spread. Il problema vero conclude non per il prezzo, quanto piuttosto la scarsit delle risorse a disposizione per investire .

Credito alle Pmi, intesa banche-Prefettura

Un continuo e diretto confronto con Confidi, con le associazioni e con le Fondazioni; una vigilanza serrata sul volume dei prestiti e dei fidi erogati; un attività di promozione per iniziative a favore dei fondi antiusura. Sono i principali punti del protocollo d’intesa siglato ieri tra Prefettura di Napoli, Banco d’Italia, Abi ed i principali Istituti di credito nazionali (in rappresentanza del Sud Banca del Sud, Banca Campania, Banca Popolare Vesuviana società cooperativa, Banca Stabiese, Bcc e Banco di Napoli).
“Questo accordo è fondamentale – dice il prefetto di Napoli, Andrea De Martino – in quanto fissa delle barriere precostituite che tutelano nel modo più assoluto gli utenti e soprattutto creano le basi per un rapporto fiduciario fra banca e cittadino basato sulla trasparenza e sulla tempestività”.
Ed è proprio la tempestività, secondo il prefetto, la chiave di volta: “Bisogna erogare i prestiti nel minor tempo possibile. Troppo spesso – continua – la gente è costretta a rivolgersi a usurai appoggiati dalla malavita organizzata perché i tempi bancari per erogare i prestiti sono infinitamente lunghi. Se in più si aggiunge che il 23 per cento della popolazione campana non guadagna più di 900 euro al mese allora si capisce che bisogna ovattare il più possibile l’utente perché la situazione è sicuramente delicatissima”.
Il protocollo, articolato in 12 punti, prevede anche che le banche si impegnino al massimo nell’individuazione dei referenti che saranno coloro che seguiranno interamente l’iter delle pratiche di fido relative all’utilizzazione dei fondi “antiusura”, che secondo il direttore della Banca d’Italia Filiale di Napoli, Giuseppe Boccuzzi, “sono un valido strumento di tutela del cittadino e di prevenzione nei confronti del fenomeno dell’usura, che stando agli ultimi dati, è in pericoloso aumento”.
Si tratta del Fondo di Solidarietà, dal quale potranno “attingere” tutte le vittime di estorsioni alle quali, fra l’altro, sarà permesso, in caso di diniego da parte delle Banche aderenti all’accordo, di trovare soluzioni alternative”.

mercoledì 30 novembre 2011


Confeserfidi 107 e la convention 2011

Tre giorni intensi di lavoro per Confeserfidi 107  che terrà unaconvention aziendale il 2, 3 e 4  dicembre 2011,   presso la struttura Borgo Don Chisciotte sulla   SS 115 Ispica-Modica, località  Bugilfezza.  Titolo della convention: “Il valore delle relazioni, con le banche, con i professionisti e con le imprese clienti, per conseguire vantaggi, tutti!” Saranno tre giornate importanti  per il  primo consorzio di garanzia fidi siciliano, tra i primi tredici nel panorama nazionale.

“Anche quest’anno- spiega l’amministratore delegato di Confeserfidi Bartolo Mililli - abbiamo chiamato a raccolta l’intera struttura costituita attualmente da 110 collaboratori, al fine di condividere i progetti in atto e quelli futuri”.
Una “tre giorni”, presso il nuovissimo hotel e centro benessere Borgo Don Chisciotte, che porrà ovviamente in primo piano chi quotidianamente lavora con professionalità e dedizione per la migliore soddisfazione delle 10.000 imprese associate, in particolare i 40 collaboratori della sede centrale ed i 70 presso le 16 filiali sparse in tutto il territorio siciliano ed a Reggio Calabria.
Mililli si sofferma  sul tema  che caratterizzerà la “tre giorni” della convention: il valore della relazione. “La funzione dei confidi è quella di rendere soddisfatte le imprese che ottengono più denaro e a minor costo e le banche che erogano credito in condizioni di maggiore sicurezza. Ma i confidi sono imprese proiettate verso il rafforzamento patrimoniale e la permanenza nel mercato nel lungo termine, e quindi, debbono perseguire costantemente la fidelizzazione della clientela e la sua massima soddisfazione, in un contesto sempre più competitivo.

Trattandosi di imprese, un ruolo attivo può essere svolto anche dai professionisti, che, collaborando con i confidi, possono assistere proficuamente i loro clienti nell’individuazione di strumenti di reperimento di risorse finanziarie e contributi a fondo perduto. Tutto ciò non può concretizzarsi se non attraverso relazioni quotidiane intense, basate sul rapporto fiduciario,  operose, proficue e  vantaggiose per tutti gli attori in campo: banche, professionisti, imprese e lo stesso confidi. Ricercare solide relazioni positive, porta le singole parti, siano esse banche, clienti o professionisti a guardare Confeserfidi ed i suoi consulenti commerciali, non come venditori, ma come amici che sottopongono soluzioni, che hanno a cuore la ricerca di reciproci vantaggi, nell’ottica della centralità del cliente e quindi dell’impresa assistita”. 

La convention servirà a lanciare ulteriori servizi rivolti alle imprese dell’isola nonché rappresenterà un importante momento di analisi delle varie realtà regionali oltre che per tracciare il consueto bilancio di fine anno.

martedì 29 novembre 2011


Pmi: a gennaio UniCredit lancia un bond per le reti di imprese

MARTEDI' 8 NOVEMBRE 2011

Bonomi, strumento importante per l'accesso al credito (Il Sole 24 Ore Radiocor) - , 08 nov - Sara' lanciato a gennaio il bond per le reti di imprese, soprattutto piccole e medie, messo a punto da . La nuova forma di finanziamento e' dedicato alle imprese che, su tutto il territorio nazionale, hanno deciso di aggregarsi. Il bond, spiega una nota, avra' una durata di 6 anni oltre ad un collocamento di un anno e le imprese che ne usufruiranno avranno la possibilita' di beneficiare sia del miglioramento di rating riconosciuto da UniCredit, sia delle garanzie dei Confidi e del Fondo Centrale di Garanzia e dei fondi messi a disposizione dalla  e Prestiti. Il finanziamento, in sintesi, sottolinea la nota, e' studiato per consentire alle aziende di sviluppare il proprio progetto d'impresa tramite la Rete, erogando credito aggiuntivo. I bond per le reti d'impresa, secondo il vice presidente di Confindustria per le politiche territoriali e i distretti industriali, , "sono di fondamentale importanza. Siamo in un momento molto delicato, le tensioni sui mercati potrebbero determinare una restrizione dell'accesso al credito, un'eventualita' che ci preoccupa moltissimo. Per questo il lavoro di ascolto e proposta con le banche e' un percorso nuovo e alternativo per dare un'opportunita' in piu' alle aziende che si mettono in rete. Il contratto di rete consente di superare alcune delle debolezze del nostro sistema industriale come il nanismo e la frammentazione e si sta rivelando un importante sostegno alle imprese in difficolta', che in alcuni casi grazie all'aggregazione hanno addirittura aumentato il fatturato. In meno di due anni - conclude Bonomi - sono nate piu' di 179 reti che coinvolgono quasi 900 imprese e stiamo assistendo alla nascita di "" con imprese capofila che trainano le piccole aziende. Il contratto di rete puo' davvero cambiare la fisionomia del nostro sistema produttivo: come Confindustria abbiamo spinto per la diffusione di questo strumento ma ora e' importante che tutti gli attori coinvolti lavorino per renderlo strutturale"